venerdì 30 settembre 2011

Pubblicato da DanyRod in



Mi hanno chiamato da un'azienda per un'offerta di lavoro, non specificandomi però il tipo di lavoro proposto. Io accettato di andare a fare il colloquio senza problemi, ho bisogno di lavorare...
Al colloquio la signora mi dice che cercano una centralinista che parli bene l'inglese. La prima cosa che mi salta in mente è che in genere per questo lavoro si preferiscono le donne, e non capivo il motivo per cui mi avessero chiamato. Comunque continuo il colloquio, raccontando le mie esperienze e le mie competenze, vendendomi come una put... La signora poi finisce dicendomi che lei non è la titolare ma che il titolare è suo figlio, e che era un peccato che lui avesse avuto un imprevisto e non ci fosse per farmi il colloquio di persona, perché il mio curriculum è molto interessante, e piuttosto mi avrebbe fatto fare un altro tipo di lavoro, che ne avrebbe parlato con lui ed eventualmente mi avrebbe richiamato per un secondo colloquio nell'arco di alcuni giorni.
Erano passate più di due settimane, e notizie da loro nessuna. Ho chiamato io e mi hanno detto che non avevano ancora deciso, che eventualmente mi avrebbero chiamato loro non appena avessero preso una decisione, con un tono tipo "non chiami più a rompere i cosiddetti..."
Mi hanno chiamato questa settimana, chiedendomi di andare a fare il secondo colloquio. Io sono rimasto impietrito alla notizia, perché dall'ultima telefonata e anche dopo che Libby mi aveva raccontato che era andata a fare un colloquio anche lei nella stessa azienda qualche anno fa, senza alcun riscontro, avevo già rimosso tutto.
Stamattina mi presento in azienda per fare il colloquio all'ora indicata. Mi chiedono di accomodarmi e di aspettare che il titolare si liberi. In sala d'attesa trovo una ragazza seduta, con un curriculum in mano. Subito penso a quell'opera di Dante in cui si parla di un cartello con scritto "...lasciate ogni speranza, voi ch'entrate...", evidentemente non sarei stato l'unico a fare il colloquio. Ci salutiamo, e subito dopo lei viene chiamata al patibolo, ehm scusate, volevo dire colloquio. Io rimango ad aspettare, sfregando le mie mani l'una con l'altra, perché nonostante i quasi trenta gradi di temperatura, sono gelide! (un po' nervosetto il ragazzo...)
Nel frattempo arriva una seconda ragazza, e le viene chiesto di accomodarsi ed di aspettare anche lei. Dopo il saluto mi domanda:
"anche tu qui per il colloquio?" e io rispondo: "sì, e c'è un'altra ragazza su adesso." E continuiamo ad aspettare. Io con il nervoso, pensavo tra me e me: "Che cazzo sto facendo qua se è ovvio che per questo posto sarebbe più adatta una ragazza..."
A un certo punto la ragazza mi domanda: "come ti chiami?", e io: "Daniel", e lei: "quanti anni hai? " e io: "ne ho 28" , e lei: "io 26" Poi, nonostante la mia evidente riluttanza a proseguire il dialogo, che lei evidentemente non aveva capito, il dialogo, che sembrava più un dialogo da scena di film horror, tipo quando il protagonista domanda: "cosa vedi?" e l'altro risponde: "vedo la gente morta...", è proseguito così:

Lei: "per cosa sei qua?"

e io: "in realtà non sono sicuro per cosa sia"
e lei: "sei anche tu qui per il posto di centralinista?"
e io: "beh, credo di sì"
e lei: "anch'io hihihi"
io allora le dico: "in realtà sono un po' sorpreso che abbiano richiamato..."
e lei: "ma è il tuo secondo colloquio?"
e io: "sì."
e lei: "anche per me è il secondo! heehheee, ma perché sei sorpreso?"
e io: "perché di solito per questo lavoro preferiscono le donne, quindi sono un po' svantaggiato"
e lei: "ma non dire così, adesso va di moda che anche i ragazzi facciano questi lavori, basta avere una bella presenza... e poi (con un tono e gli occhi strani e dolci) tu la bella presenza ce l'hai..."

Sono rimasto senza parole, penso di essere diventato tutto rosso. Mi sono sentito talmente in imbarazzo, che in un nanosecondo ho pregato mille rosari perché si aprisse una voragine sotto di me e mi inghiottisse! Che di sicuro Libby mi taglia i cosidetti anche se non ho fatto niente di niente. Per fortuna poi quell'altra è scesa e sono stato chiamato dal titolare, e sono andato su di corsa.
Alla fine il titolare mi ha chiesto le solite cose, info personali, ecc, poi mi ha detto che cercano una figura che inizialmente faccia da "centralinista", cioè che risponda al telefono e faccia smistamento delle informazioni nei diversi reparti, ma che poi diventerà anche un customer care. Poi ha aggiunto che mi ha richiamato perché l'altra volta avevo fatto una molto buona impressione a sua madre, e poi c'è il fatto che sono in mobilità, che sono disponibile da subito, che ho già esperienza sia di customer care che di impiegato tecnico in un'azienda simile, poi mi ha detto che devono ancora decidere, ma che settimana prossima chiameranno la persona che avranno deciso di assumere. Spero di essere io. Sono uscito e ho salutato tutti e sono scappato perché ho intravisto che quell'altra continuava a guardarmi in un modo strano e con uno strano sorriso.
Sinceramente non mi era mai capitato una cosa del genere, almeno ad un colloquio.
Tornato a casa ho raccontato l'accaduto a Libby, che si espressa più o meno in questi termini: "speriamo che non decidano di assumere due persone, magari te e quell'altra con cui hai parlato, perché allora sì che mi toccherà andare tutti i giorni a spaccarle la faccia..."


mercoledì 28 settembre 2011

Pubblicato da DanyRod in



Sono rimasto un po' così, e quando dico così non mi riferisco ad un modo particolare di rimanere, bensì ad uno stato d'animo non ben definito. Il motivo è stato uno di quegli assurdi motivi che riescono nell'intento di destabilizzare la tua vita già di per sé alquanto instabile.

L'altro giorno io e Libby abbiamo deciso di fare un po' di spazio nella nostra cameretta da 2,5m x 3,8m, stanza che ipoteticamente dovrebbe ospitare un ipotetico figlio nostro. Ebbene sì, abbiamo deciso di fare spazio non perché l'ipotetico figlio sia diventato meno ipotetico, ma perché un armadio a sei ante, una libreria, due scrivanie, due sedie da ufficio, una poltrona-letto da una piazza, diverse scatole e contenitori di diverse misure per terra, l'asse e il ferro da stiro, e altre cose più piccole che riempiono i buchi tra questi oggetti/mobili, non lasciavano spazio per il nuovo acquisto di Libby, leggasi scaffale bianco con quattro scatole portaoggetti, che da quando si era trasferito a casa nostra dall'Ikea, continuava a maledire colui che aveva enunciato il principio dell'impenetrabilità, cioè quel famoso principio che predica che un corpo non può occupare contemporaneamente lo spazio occupato da un altro corpo, il che lo relegava, essendo l'ultimo arrivato, ad essere costantemente spostato in giro per la stanza.

Naturalmente non potendo sopprimere né la mia scrivania (attento a chi mi sposta la scrivania con il mio Imac!) né quella di Libby (se lo facevo potevo diventare un eunuco), né l'armadio con i vestiti che non usiamo mai, né l'asse da stiro con cui in teoria dovrei stirare tutti i vestiti che attingo e indosso direttamente dall'asciugatrice, né la libreria né le scatole che contengo oggetti e attrezzi preziosi, abbiamo per forza deciso di immolare la poltrona letto singola, convinti del fatto che in due anni nessuno è mai venuto a dormire a casa nostra da solo, ma l'unico che l'ha adoperata in continuazione è stato soltanto il gatto, e poi serviva solo a creare ulteriore casino in una stanza già incasinata. Dopo aver preso questa sofferta decisione, e con il gatto che piangeva sconsolatamente, l'abbiamo smontata e l'abbiamo portata giù in garage.

Adesso arriviamo al motivo che mi ha lasciato un po' così: Una volta scesi dalle scale, non ho potuto fare a meno di notare che i portoni del garage della nostra vicina erano nuovi e dall'aspetto fantascientifico! Sono due mesi che non vado giù in garage quindi non l'avevo notato prima. Devo però aggiungere che il garage della vicina penso sia grande il triplo del nostro, e già quello nostro è quasi più grande del nostro appartamento. Il fatto di sentirmi così sarebbe finito lì, non fosse per il fatto che giusto nel momento in cui Libby aveva inserito la chiave per aprire la porta basculante era arrivata la nostra vicina, nella sua Porsche argentata ultimo modello. Mi sono dovuto muovere in fretta e spostare i pezzi della poltrona, altrimenti mi metteva sotto. Dopodiché lei ha premuto un pulsante nella sua macchina, e il portone suo ha cominciato ad aprirsi senza il minimo rumore e nel migliore stile porta futuristica di Star Trek, allo stesso momento in cui Libby riempiva i polmoni, contraeva i muscoli dell'addome e spingeva con tutte le sue forze il basculante del nostro garage, che si è lanciato in concerto di acuti, con un bellissimo e assordante crìììììììììììììììììcricririricrìììììììììììììììììììì da fare invidia a tutte le soprano del mondo. Per fortuna che non abbiamo niente fatto di cristallo in garage...

Dopo aver fatto un veloce paragone nella mente, sono rimasto un po' così. Ho detto con Libby: Non possiamo fare queste figure di merda, o ci compriamo una Porsche anche noi, oppure andiamo in cerca del grasso da mettere sul basculante. Va bene che siamo dei pezzenti, ma non dobbiamo farlo vedere a tutti.

Domani vado a farmi fare il preventivo...


martedì 27 settembre 2011

Pubblicato da DanyRod in , ,



A volte mi chiedo per quale motivo sono nato in Argentina e non in Inghilterra, negli Stati Uniti o in Germania o Italia. Oggi non sarei un immigrato. Essendo nato in Argentina però mi rendo conto di essere un extracomunitario di classe A, anche se pur sempre un extracomunitario rimango. Potevo nascere anche in Africa, in Cina, o su un'isola perduta dove ancora credono che le stelle siano le lacrime di una non ben precisata divinità, e invece di venire in Italia su un aereo potevo finire i miei giorni nel Mediterraneo, in una delle "carrette di mare", o magari in una fossa comune.
Altre volte mi domando il motivo per cui sono nato in questo periodo di tempo, e non nella Preistoria, nel Medioevo o in un, per il momento, lontano futuro in stile Star Trek. Ogni volta che sento parlare dell'anno 2132 mi rendo conto che è off limits, che non ci sarò più per vedere come sarà il mondo in quel momento. Che strano però, a pensarci mi viene la pelle d'oca. Credo che la gente nata a fine Ottocento pensasse la stessa cosa quando si parlava dell'anno 2000.
Troppo spesso mi domando perché non sono nato ricco. Per quale motivo non ho anch'io un papi padrone di concessionarie che mi permetta di lavorare in una di esse, e in questo modo non avrei il timore di perdere il lavoro, e potrei spendere il mio tempo impicciandomi nelle vite altrui, criticando tutto e tutti.
Immagino che tutti quanti si facciano domande di questo genere. Oppure nessuno se le fa, e sono solo io che non so in quale altro modo spendere il mio tempo. Non sarebbe più facile ascoltare un po' di musica, uscire a camminare, guardare la tv, giocare a qualche videogioco? Non so voi, ma per me non lo è mai stato. Non capisco perché penso troppo, ma adesso che ci penso, già il fatto di pensare per cercare di capire i motivi per cui penso troppo è un pensiero di troppo.
Devo liberare la mente. Vado a lavare i piatti.