venerdì 18 febbraio 2011




Nella ditta dove lavoro (o dove lavoravo, se leggete questo post dopo il 31 Marzo 2011), c'è un posto dove i dipendenti, dopo un'intensa mattinata piena di sforzi fisici oppure mentali, nel primo caso per produrre, e nel secondo per riuscire a riempire il vuoto dovuto al nullafare (il mio caso), riescono a rifocillarsi: è la mensa aziendale. Questo posto è aperto a tutti i lavoratori indistintamente, con tanto di forni a microonde per scaldare i propri viveri, comode sedie, e distributori di acqua fresca gratuita.

Nonostante i lussi messi a disposizione, quasi tutti i lavoratori sono abbonati al servizio di catering contrattato dall'azienda, che per una modica somma come contributo, distribuisce a coloro che ne fanno richiesta, un pasto completo composto da primo, secondo e contorno (o dolce). Chi non è abbonato invece va a mangiare fuori o nella propria abitazione. Detto abbonamento deve essere rinnovato settimanalmente, tramite compilazione e sottoscrizione del modulo menù, con scelta dei pasti desiderati, da consegnare tassativamente entro il giovedì della settimana precedente la fruizione del servizio. Purtroppo talvolta capita che un lavoratore se ne dimentichi, o non riesca a rinnovarlo per diverse ragioni, e la punizione per questo lavoratore sbadato consiste nell'obbligo di provvedere da sé al proprio pasto, tramite cottura notturna di un insieme d'ingredienti, il cui prodotto risultante dovrà essere portato il giorno successivo, nel posto chiamato mensa aziendale, con l'obiettivo di riempire il posto vuoto lasciato sul tavolo dal pasto non prenotato, davanti agli sguardi vigili e talvolta disgustati degli altri lavoratori, paragonabili a quelli dei parrocchiani nei confronti di chi entra in chiesa a messa iniziata. C'è da aggiungere che a seconda della natura del prodotto risultante, per il lavoratore potrebbe rendersi necessario anche l'utilizzo di uno degli appositi forni a microonde, il che potrebbe disturbare ancor di più la pace degli altri commensali, che per non essere richiamati all'ordine, si lasciano andare in risate ironiche, in modo da coprire il proprio disgusto e la gioia per la punizione da lui meritata, pensando: così impara...
Prima che il mio orario lavorativo fosse cambiato, avevo anche un orario di pausa pranzo privilegiato, che iniziava molto dopo che tutti gli altri lavoratori fossero già tornati alle proprie mansioni, per cui quando capitava che dimenticavo il rinnovo, non sentivo il pericolo di essere additato. Adesso invece l'orario della pausa è quasi lo stesso degli altri, e di certo io, Dr J, non sono stato risparmiato dalle situazioni descritte più in sù. La mia punizione è stata moltiplicata, e la mia vergogna è cresciuta esponenzialmente, dovuta al fatto che ho dimenticato anche di provvedere alla cottura notturna dei miei alimenti in diverse occasioni. Per riuscire a fuggire dagli sguardi vessatori dei colleghi, in questi ultimi giorni ho deciso di andare alla ricerca di prodotti di cui cibarmi fuori dalle mura dello stabilimento, tenendo sempre conto dei tempi necessari per l'andata, per l'assunzione degli stessi, e per il ritorno, così da non incorrere in ritardi, puniti dal mancato pagamento di una frazione dell'orario lavorativo, come concordato tra me e l'azienda.
Devo dire che nella giornata di oggi, mancando cinque minuti alla fine del mio turno, finché mi preparavo per uscire, ho ricevuto una telefonata della persona il cui ruolo corrisponde a quello del mio capo nella consociata spagnola dell'azienda per cui lavoro, e che sarebbe diventato il mio capo se io avessi accettato di trasferirmi lì. Questa persona mi ha tenuto circa quindici minuti al telefono, facendomi domande riguardanti un cliente che prima gestivo io, e che adesso, per decisione della casa madre dell'azienda, lo gestisce lui e il suo gruppo, insieme naturalmente a tutti gli altri clienti che erano miei (capite adesso il discorso del nullafare?). Per non essere scortese ho risposto alle domande anche dopo la fine del mio turno.
Una volta finita la conversazione, ho fatto il calcolo del tempo necessario per uscire, dando naturalmente risultato negativo. No potevo né andare nella mensa aziendale né uscire alla ricerca di cibo, dovevo quindi inventarmi qualcosa prima che le mie interiora si lanciassero in un coro gregoriano difficile da zittire. Mi sono ricordato che vicino alla macchina del caffè c'è un distributore automatico di bevande e di merendine, da cui si possono prelevare anche gustosi tramezzini o panini con salumi. È risaputo che la persona che per disperazione decide di cibarsi di una di queste prelibatezze, viene guardata con il massimo disgusto, tanto che le persone che assistono a un'azione del genere, pregano Iddio e tutti i Santi per quell'anima in pena, trattenendosi dal compiere azioni punibili dalla legge.
Nonostante le mie paure, ho deciso di prendere la strada che dall'ufficio mi porta a quel distributore. Strada facendo pensavo che essendo tutti gli altri in mensa, dall'altra parte dell'edificio, non sarebbe stato così difficile entrare, prelevare e uscire senza essere visto. Avevo persino escogitato un piano b, cioè: nel caso ci fosse qualcuno nella saletta caffè, avrei timbrato (sì, c'è la macchina delle timbrature di fianco alla macchina del caffè) e sarei uscito e di conseguenza avrei pensato ad un piano c.
Grande è stata la mia gioia quando entrando nella saletta non ho visto nessuno. Consapevole del poco tempo a mia disposizione, ho tirato fuori il portafoglio e, avendo controllato le monete di mia proprietà, ho gioito perché ne avevo abbastanza soltanto per un panino e una lattina di pepsi. Ho caricato le monete nel distributore, ho premuto i tasti corrispondenti per l'erogazione del panino, e... la macchina si blocca, il panino non cade. Lo sconforto è stato di proporzioni bibliche.
Ho cercato in ogni modo di farlo cadere, ma non è stato possibile. Durante la mia disperazione, ho ricevuto una telefonata da Libby, e le ho detto che la richiamavo, che ero molto impegnato a disperarmi per l'accaduto. Nel frattempo delle persone sono entrate in saletta: erano il capo del laboratorio ed il suo assistente, che venivano a prendere il caffè post-pasto. Mi hanno chiesto come stessi e che cosa stessi facendo lì. Nella mia disperazione ho dimenticato il trattamento riservato alle persone che compiono azioni come la mia, ed ho vuotato il sacco: volevo prendermi uno di questi panini, ma la macchina si è bloccata... Ho intravisto negli occhi del capo una strana luce, e per un momento ho pensato tirasse fuori dalla tasca una bacchetta come quelle di Harry Potter e dicesse: Avada Kedavra! (l'anatema che uccide), invece è stato solo lo sforzo per trattenersi del fare commenti, così da sembrare cortese. Intanto il suo assistente ha cercato di muovere il distributore, senza riuscire a migliorare la situazione, il panino era rimasto incastrato.
Dopo svariati tentativi senza successo, loro si sono presi i rispettivi caffè, e durante questo tempo, ho dovuto ascoltare dei racconti fantastici, tramandati nel tempo, che avevano come protagonista quella macchina e il mistero dei panini che nessuno mangia ma finiscono sempre, dopodiché se ne sono allontanati. Non sapevo cosa fare in quel momento, il coro delle interiora era cominciato. Ho deciso poi, nel tentativo di zittire queste ultime, di prendere la lattina di pepsi e un pacchettino di biscotti con i pochi spiccioli che mi rimanevano. Poi, prima di fare ritorno in ufficio, ho guardato per l'ultima volta il panino. Era lì dentro, da solo, come se mi parlasse, come se mi dicesse: Ci sono molte voci sul mio conto in giro, guardalo come un segno del destino, magari adesso vivrai qualche giorno in più, per cui non piangere per me Dr J, cerca di andare avanti e di essere felice. Non riuscivo a capire cosa provavo, quanta felicità o quanta tristezza avessi, e così ho girato i tacchi e me ne sono andato via.




4 commenti:

  1. Ahahahahaahahaah..... ahahahhahahahaha.... per ora mi limito a ridere e quando mi verrà qualcosa di veramente intelligente da scrivere lo farò. E ' probabile quindi che questo sia il mio ultimo commento....

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  2. Sono vicinissima al tuo dolore... Una prece per il panino... :)P.S. Nel week-end ti sei rifatto con i manicaretti di Libby?

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  3. @Libby: sto ancora aspettando... :-P@PRxT: grazie mille, perdere un panino di quelli è come perdere un chilo del mio corpo :'(, comunque sì, mi sono rifatto nel fine settimana :-D.

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  4. secondo me sei un mito... questo oltretutto spiega come mai sei riuscito a fidanzarti con libby...

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