lunedì 19 dicembre 2011

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I princìpi magari sono buoni a colazione, ma non lo sono altrettanto a pranzo e a cena...

mercoledì 7 dicembre 2011

Pubblicato da DanyRod in




Per chi ancora non lo sapesse, ho ricominciato a lavorare da quasi due mesi ormai.
Un fatidico giorno di quasi due mesi fa, stavo aspettando che fossero le ore 14:00 per chiamare il ristorante dove la settimana seguente si sarebbe tenuto un corso professionalizzante intensivo per pizzaioli, così da poter iscrivermi allo stesso. Nella mattinata avevo deciso che mi sarei specializzato in questo campo, vista anche la mia passione per la pizza, e poi a pranzo avevo illustrato a Libby il mio nuovo progetto: una volta finito il corso, avrei usato i miei risparmi per aprire un'attività di pizzeria al taglio o d'asporto: io, titolare, sarei stato ai fornelli, e Libby impiegata, sarebbe stata alla cassa. Lei la notizia l'aveva accolta con molto piacere...
Ero davanti al mio iMac che aspettavo la fatidica ora, quando all'improvviso ho sentito squillare il telefono, ho risposto, era qualcuno che mi chiedeva se ero disponibile a fare un colloquio per un lavoro... Dopo sei mesi, e migliaia di curriculum mandati, finalmente qualcuno aveva deciso di chiamarmi per offrirmi un posto di lavoro serio. Ciò che non riuscivo a capire era il modo in cui il Signor Tizio aveva ottenuto il mio curriculum, visto che non l'avevo mandato nella sua ditta, e non ero nemmeno al corrente della loro esistenza. Al colloquio vero e proprio mi aveva confidato che l'aveva ricevuto tramite un'altra ditta, dove diverso tempo prima ero andato a fare un colloquio, che poi non è andato a buon fine. Alla fine dell'incontro, mi aveva chiesto di iniziare la mattina dopo. Ero contento, ma allo stesso tempo terrorizzato dall'idea di cominciare una nuova avventura, in un posto nuovo, con gente nuova... Unica pecca: la paga me l'aveva tirata proprio al minimo, ma pur di lavorare avevo accettato, tenendo conto anche del tipo di lavoro, e che lo stabilimento è a cinque minuti da casa, ecc. Naturalmente abbiamo accordato che quell'aspetto andrà ridiscusso tenendo conto dei miei progressi e delle mie future responsabilità. Il signor Tizio alla fine del colloquio mi aveva chiesto tutta la disponibilità possibile, ma essendo che lui era disposto a darmi solo la paga TOT perché il lavoro era TOT, io gli ho specificato che la mia disponibilità era TOT, e non di più. Se la disponibilità deve essere maggiore, anche la paga deve aumentare di conseguenza, tutto sempre nei limiti dell'accettabile, perché sapete, ho una vita privata anch'io...
Nonostante le mie paure sono riuscito ad adattarmi in fretta, i nuovi colleghi mi sono sembrati alquanto socievoli, il lavoro in sé non era troppo difficile, anche perché avevo anni di esperienza nel ruolo. Il titolare e i capi ogni giorno passavano dalle mie parti e mi domandavo come mi trovavo, se mi piaceva il posto e il lavoro, se avevo difficoltà, ecc. Dicevo a me stesso: che meraviglia, in tre giorni che sono qua nessuno ha urlato, sembra che tutti vadano d'accordo, il titolare parla molto serenamente, anche con chi ha sbagliato qualcosa, che pace che c'è in questo posto...
Ad un certo punto è venuto il capo e mi ha detto: da settimana prossima fai il turno della sera... e per un tempo indefinito...
Ho accettato senza problemi, anche perché rientrava nella mia TOT disponibilità iniziale. Ma mi sono domandato, se io devo fare il turno della sera, qualcuno dovrà pur fare il turno di mattina, ma chi? anche perché il discorso del tempo indefinito mi stava sulle gonadi, e ho bisogno ad un certo punto di fare anch'io la mattina, altrimenti diventerei un vampiro. Nessuno voleva fare i turni, perché nessuno voleva fare la sera, e io sono stato l'unico coglione che avevo dato la mia disponibilità, pensando naturalmente che in molti facessero i turni, ma la prima sera, e tutte quelle successive mi sono ritrovato in azienda a lavorare da solo, con la responsabilità anche di spegnere e chiudere poi tutto quanto.
Se il problema fosse stato solo di fare il turno della sera, non sarebbe stato niente di che, ma poi il capo è venuto a dirmi che bisognava andare a lavorare anche il sabato...

(Continua nella parte 2, che la scriverò quando avrò altri cinque minuti di tempo, è che va di moda fare i film in due parti e non posso essere di meno...)

venerdì 18 novembre 2011

Pubblicato da DanyRod in



- Pronto, Studio Medico del mio medico curante?
- Sì, mi dica.
- Vorrei un appuntamento per settimana prossima, credo che mi ammalerò martedì 22 in mattinata... anzi no, credo forse il virus dell'influenza comincerà a rompere i coglioni già lunedì sera...
- Mi spiace, ma il dottore ha già tutti i posti prenotati fino a mercoledì... potrebbe aspettare per ammalarsi fino a quel giorno?
- Non si preoccupi, ho l'assoluto controllo su tutti i virus e le malattie in giro.
- Allora facciamo per mercoledì mattina?
- No, la mattina sarò al lavoro, meglio se nel pomeriggio.
- Ma nel pomeriggio di mercoledì prossimo il Dottore non ci sarà, che deve andare al beauty center... Potrebbe ammalarsi allora giovedì mattina prossimo?
- Ma in che paese viviamo! Uno non può stare lì a decidere quando ammalarsi solo per fare comodo al Dottore, e poi io non ho un controllo sui virus a così lungo raggio.
- Veda lei, se vuole ammalarsi si ammali pure, io non posso fare altro... Caso mai se si sente troppo male, provi a chiamare mercoledì pomeriggio, magari il dottore decide di annullare il suo percorso relax e viene in ambulatorio a visitare le persone come lei, che non voglio aspettare alcune ore in più per ammalarsi, oppure vada al pronto soccorso.
- Ma al pronto soccorso bisogna pagare poi...
- Mi dispiace per lei, ma se vuole l'assistenza gratuita dovrà adeguarsi...
- Va bene, proverò a tenere duro, i virus non dovranno sopraffarmi, almeno fino a quando il dottore non sarà libero e abbastanza rilassato.
- Ecco, è così si ragiona. Buona serata, e buon ammalamento...


Questa è la versione più o meno romanzata della mia conversazione telefonica di ieri pomeriggio e di stamani con l'infermiera che prende le prenotazioni per il mio medico curante...

giovedì 20 ottobre 2011

Pubblicato da DanyRod in



Ieri sera ho fatto tutto il possibile per uscire dal lavoro senza un minuto di ritardo, per arrivare a casa da Libby il prima possibile.
La sera era fredda e piovosa, c'era anche un po' di nebbia. Arrivato ad un incrocio in cui si dovrebbe girare a destra, per poi andare a fare una rotatoria che è a duecento metri, per poi tornare indietro e prendere la stessa strada di prima, uno di quegli incroci stupidi e innecessari insomma, ho guardato bene in tutti i sensi e non essendoci anima viva in giro oltre a me, per ovviare quel disturbo sono andato dritto.
Arrivato poi ad uno stop, ho lasciato passare un furgone rosso, e poi ho girato, mettendomi dietro di esso. Circolando dietro quell'automezzo, ho notato sul fianco della strada che una lumaca ci aveva sorpassato, e poi anche una tartaruga, ma io non potevo farlo, perché pioveva, era buio, e c'era un po' di nebbia.
Ad un certo punto mi sono detto, se si continua a questa velocità di sicuro troverò le sbarre del passaggio a livello giù, e mi toccherà aspettare.
Sapete cosa dice la legge di Murphy? Dice che non devi pensare mai a certe ipotetiche disgrazie quando sei di ritorno a casa, dopo una lunga giornata di lavoro, in una sera piovosa, fredda e con un po' di nebbia.
Ad un certo punto ho notato che il furgone davanti cominciava a rallentare (ma non era già quasi fermo? booh), e le bestemmie cominciavano a rimbombare nella mia mente. Arrivato al passaggio a livello, c'erano effettivamente le sbarre giù.
Ho guardato l'ora, 22:12, e mi sono reso conto che dovevo aspettare un po', quindi ho spento la macchina e mi sono chiuso dentro a chiave... Sapete, era una sera buia, piovosa, e con un po' di nebbia, e in quella situazione magari poteva capitarmi uno dei personaggi del depliant del mio post precedente, non bisogna fidarsi di certa gente... Quindi ho aspettato.
Ho aspettato.
Ho aspettato.
Ho aspettato.
22:18
Ho aspettato.
Ho aspettato. Tanto prima o poi doveva passare.
22:22
Ho chiamato Libby, e le ho raccontato della mia situazione. Pensavo di fare retromarcia provare a fare un'altra strada, ma tutte quelle più vicine che portano al mio paese hanno il passaggio a livello. Poi ho aspettato ancora. Prima o poi deveva passare.
Ho aspettato.
22:25
Ho aspettato. Tanto prima o poi passerà?
Ho aspettato.
22:28
Ho aspettato.
(Bestemmie a livello mille)
Ho aspettato. Ma passa o no??!!
22:31. Ho visto che il furgone davanti avanzava per poi fare retromarcia. Ho aspettato un altro po, poi ho visto che anche le macchine dietro di me un po alla volta cominciavano a girare.
22:33. Ho deciso di girare anch'io. Maledetto treno, che fine hai fatto??!!
Per tornare a casa evitando tutte le altre strade con il passaggio a livello ho dovuto fare un giro molto ampio che mi faceva passare per il centro di un altro paese vicino.
22:49. Finalmente sono arrivato a casa. (In teoria sarei dovuto arrivare alle 22:15)
Ero nervoso (sarà stato magari tutto quel tempo chiuso nella mia macchina, in questa sera buia, piovosa, fredda, e con un po' di nebbia?) e per di più poi ho discusso con Libby per una sciocchezza. Ma dopo abbiamo fatto pace, anche se era già l'una di notte circa...

mercoledì 19 ottobre 2011

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Stavo pensando di dire a Libby di nascondere tutti i coltelli, le lame e le forbici che abbiamo in giro per casa, perché se ancora non lo sapete ho trovato un lavoro, e la voglia di tagliarmi le vene (in senso metaforico) comincia a salire... e tutto perché? perché i sensi di colpa mi stanno logorando, e per quale motivo? perché di sicuro ho rubato il posto a qualcun altro, magari a un italiano...

Chi mi conosce di sicuro è contento che io abbia trovato questo posto, così finalmente potrò andare avanti con i miei progetti di vita insieme a Libby. Per altri invece finalmente potrò/dovrò smettere di ciucciare dalle tasche di Libby (cosa per altro mai accaduta). Per chi non mi conosce o che non vuole conoscermi invece sarò solo quello nuovo, quello che ha rubato il posto a qualcuno: l'extracomunitario.
Negli undici anni che sono in questa parte dell'Italia ancora non sono riuscito a capire chi sia più odiato: se il 'terón' che non vuole lavorare o l'extracomunitario che ruba il lavoro agli autoctoni. Devo dire che io non sono mai stato vittima di comportamenti razzisti rivolti direttamente alla mia persona, ma solo di quelli indiretti, da quelli che inglobano una certa categoria di persone e li definiscono come ladri, come persone da evitare, come "feccia", solo perché venuti da fuori.
Questo mi fa ricordare alcuni episodi, con cui vorrei farvi capire quanto è piccola la testa di certa gente, che non ragiona con il proprio cervello, ma pensa solo ciò che gli altri gli dicono di pensare.
In uno dei miei precedenti lavori: io straniero, chiuso otto ore al giorno in ufficio insieme a dei "magnagati doc", ero costretto a sentire diversi discorsi razzisti, che avevano come argomento sia i 'terroni' sia gli stranieri, discorsi del tipo: "ci vengono a rubare il lavoro, i loro malati ci rubano i posti negli ospedali, i loro figli ci rubano i posti negli asili, le loro macchine ci rubano i posti del parcheggio, i loro cani ci rubano i posti dove i nostri cani fanno la cacca..."  Tante volte non tenevo conto di ciò che dicevano, finché ad un certo punto certi discorsi erano troppo offensivi e intervenivo, ricordando che anch'io sono un extracomunitario, per cui certi discorsi che facevano ledevano la mia dignità, ma la loro risposta era: "per noi tu sei un italiano, non ti abbiamo mai visto come un extracomunitario, noi ci riferiamo agli altri, quelli che vengono solo a rubare, e tu non sei uno di quelli...". Naturalmente rispondevo che questo lo dicevano solo perché mi conoscevano, ma nonostante fossi "ammesso" al loro circolo, i discorsi razzisti che facevano non mi piacevano per niente. E' a questo che mi riferisco quando dico di me stesso extracomunitario di classe A: cioè uno straniero che è a tutti gli effetti un italiano agli occhi della gente comune, dovuto al alto grado d'integrazione, ma che resta pur sempre un extracomunitario, assoggettato alle leggi dettate nei confronti di questa categoria.
Troppe volte ho sentito dire: "bisogna mandare via tutti gli extracomunitari, perché ci rubano il lavoro, o questo o quello" Ecco un manifesto che più o meno esprime il loro pensiero:
Mi è capitato di avere un problema una volta che sono andato a rinnovare il permesso di soggiorno. In Questura non volevano rinnovarmelo per un motivo X, cioè per un'interpretazione fatta ad hoc di un testo della legge Bossi-Fini, (quello che si chiama vuoto legislativo), per cui mi hanno rifiutato il rinnovo del documento e mi hanno invitato a tornarmene nel mio paese, questo dopo sei anni che ero qua. Naturalmente ho fatto ricorso con l'aiuto di un avvocato, e alla fine il permesso mi è stato rinnovato.
Durante quel periodo ne avevo parlato della mia situazione con quei miei colleghi tanto amorevoli nei confronti degli extracomunitari. Loro non riuscivano a capire come mai in Italia capitasse una cosa del genere, cioè che mi rifiutassero il rinnovo del permesso di soggiorno, a me, che sono una persona onesta, che sono qua da tanto tempo, che lavoro, che ho tutta la mia famiglia qui. Come era possibile che l'Italia si comportasse in questo modo con me? E aggiungevano che se avevo bisogno di aiuto per rimanere mi avrebbero aiutato... Ma come? se fino a qualche minuto prima continuavano a dire che gli extracomunitari bisognava mandarli via tutti, e ora che almeno uno ne stavano mandando via non andava bene?
Tutti siamo belli agli occhi di nostra madre, e penso che tutti siamo delle brave persone agli occhi dei nostri amici, di chi ci vuole bene. Ma allora perché di fronte a tutti si fanno certi discorsi e poi in privato o davanti agli interessati ci si comporta in modo diverso?
La risposta è semplice: quando un settore, politico o no, fomenta l'odio verso la minoranza, verso il nuovo, verso ciò che non si comprende, identificando un'intera categoria con ciò che di male capita sotto il sole e sopra la terra, molta gente per paura lo sostiene, soprattutto la gente molto influenzabile oppure di poca cultura, e poi dell'altra gente lo fa solo per non essere fuori dal coro. E così le mosche bianche pagano per colpa di quelle nere.
Ma quando questa gente riesce a conoscere, volontariamente o involotariamente, i soggetti che secondo il pensiero collettivo sono da evitare, perché non italiani, scopre che non sono poi così male né così diversi, ma che ognuno di loro ha una storia da raccontare, a volte bella, a volte molto meno.
Purtroppo c'è molta ignoranza in questo senso. Ho già sentito dire qualcuno: "se adesso in Italia non ci fossero tutti questi extracomunitari, ci sarebbero più posti di lavoro per gli italiani che l'hanno perso per colpa della crisi..." . Spero solo che nella situazione in cui siamo ora a qualcuno non gli venga in mente di riesumare le leggi razziali...
E voi che ne pensate?

venerdì 30 settembre 2011

Pubblicato da DanyRod in



Mi hanno chiamato da un'azienda per un'offerta di lavoro, non specificandomi però il tipo di lavoro proposto. Io accettato di andare a fare il colloquio senza problemi, ho bisogno di lavorare...
Al colloquio la signora mi dice che cercano una centralinista che parli bene l'inglese. La prima cosa che mi salta in mente è che in genere per questo lavoro si preferiscono le donne, e non capivo il motivo per cui mi avessero chiamato. Comunque continuo il colloquio, raccontando le mie esperienze e le mie competenze, vendendomi come una put... La signora poi finisce dicendomi che lei non è la titolare ma che il titolare è suo figlio, e che era un peccato che lui avesse avuto un imprevisto e non ci fosse per farmi il colloquio di persona, perché il mio curriculum è molto interessante, e piuttosto mi avrebbe fatto fare un altro tipo di lavoro, che ne avrebbe parlato con lui ed eventualmente mi avrebbe richiamato per un secondo colloquio nell'arco di alcuni giorni.
Erano passate più di due settimane, e notizie da loro nessuna. Ho chiamato io e mi hanno detto che non avevano ancora deciso, che eventualmente mi avrebbero chiamato loro non appena avessero preso una decisione, con un tono tipo "non chiami più a rompere i cosiddetti..."
Mi hanno chiamato questa settimana, chiedendomi di andare a fare il secondo colloquio. Io sono rimasto impietrito alla notizia, perché dall'ultima telefonata e anche dopo che Libby mi aveva raccontato che era andata a fare un colloquio anche lei nella stessa azienda qualche anno fa, senza alcun riscontro, avevo già rimosso tutto.
Stamattina mi presento in azienda per fare il colloquio all'ora indicata. Mi chiedono di accomodarmi e di aspettare che il titolare si liberi. In sala d'attesa trovo una ragazza seduta, con un curriculum in mano. Subito penso a quell'opera di Dante in cui si parla di un cartello con scritto "...lasciate ogni speranza, voi ch'entrate...", evidentemente non sarei stato l'unico a fare il colloquio. Ci salutiamo, e subito dopo lei viene chiamata al patibolo, ehm scusate, volevo dire colloquio. Io rimango ad aspettare, sfregando le mie mani l'una con l'altra, perché nonostante i quasi trenta gradi di temperatura, sono gelide! (un po' nervosetto il ragazzo...)
Nel frattempo arriva una seconda ragazza, e le viene chiesto di accomodarsi ed di aspettare anche lei. Dopo il saluto mi domanda:
"anche tu qui per il colloquio?" e io rispondo: "sì, e c'è un'altra ragazza su adesso." E continuiamo ad aspettare. Io con il nervoso, pensavo tra me e me: "Che cazzo sto facendo qua se è ovvio che per questo posto sarebbe più adatta una ragazza..."
A un certo punto la ragazza mi domanda: "come ti chiami?", e io: "Daniel", e lei: "quanti anni hai? " e io: "ne ho 28" , e lei: "io 26" Poi, nonostante la mia evidente riluttanza a proseguire il dialogo, che lei evidentemente non aveva capito, il dialogo, che sembrava più un dialogo da scena di film horror, tipo quando il protagonista domanda: "cosa vedi?" e l'altro risponde: "vedo la gente morta...", è proseguito così:

Lei: "per cosa sei qua?"

e io: "in realtà non sono sicuro per cosa sia"
e lei: "sei anche tu qui per il posto di centralinista?"
e io: "beh, credo di sì"
e lei: "anch'io hihihi"
io allora le dico: "in realtà sono un po' sorpreso che abbiano richiamato..."
e lei: "ma è il tuo secondo colloquio?"
e io: "sì."
e lei: "anche per me è il secondo! heehheee, ma perché sei sorpreso?"
e io: "perché di solito per questo lavoro preferiscono le donne, quindi sono un po' svantaggiato"
e lei: "ma non dire così, adesso va di moda che anche i ragazzi facciano questi lavori, basta avere una bella presenza... e poi (con un tono e gli occhi strani e dolci) tu la bella presenza ce l'hai..."

Sono rimasto senza parole, penso di essere diventato tutto rosso. Mi sono sentito talmente in imbarazzo, che in un nanosecondo ho pregato mille rosari perché si aprisse una voragine sotto di me e mi inghiottisse! Che di sicuro Libby mi taglia i cosidetti anche se non ho fatto niente di niente. Per fortuna poi quell'altra è scesa e sono stato chiamato dal titolare, e sono andato su di corsa.
Alla fine il titolare mi ha chiesto le solite cose, info personali, ecc, poi mi ha detto che cercano una figura che inizialmente faccia da "centralinista", cioè che risponda al telefono e faccia smistamento delle informazioni nei diversi reparti, ma che poi diventerà anche un customer care. Poi ha aggiunto che mi ha richiamato perché l'altra volta avevo fatto una molto buona impressione a sua madre, e poi c'è il fatto che sono in mobilità, che sono disponibile da subito, che ho già esperienza sia di customer care che di impiegato tecnico in un'azienda simile, poi mi ha detto che devono ancora decidere, ma che settimana prossima chiameranno la persona che avranno deciso di assumere. Spero di essere io. Sono uscito e ho salutato tutti e sono scappato perché ho intravisto che quell'altra continuava a guardarmi in un modo strano e con uno strano sorriso.
Sinceramente non mi era mai capitato una cosa del genere, almeno ad un colloquio.
Tornato a casa ho raccontato l'accaduto a Libby, che si espressa più o meno in questi termini: "speriamo che non decidano di assumere due persone, magari te e quell'altra con cui hai parlato, perché allora sì che mi toccherà andare tutti i giorni a spaccarle la faccia..."


mercoledì 28 settembre 2011

Pubblicato da DanyRod in



Sono rimasto un po' così, e quando dico così non mi riferisco ad un modo particolare di rimanere, bensì ad uno stato d'animo non ben definito. Il motivo è stato uno di quegli assurdi motivi che riescono nell'intento di destabilizzare la tua vita già di per sé alquanto instabile.

L'altro giorno io e Libby abbiamo deciso di fare un po' di spazio nella nostra cameretta da 2,5m x 3,8m, stanza che ipoteticamente dovrebbe ospitare un ipotetico figlio nostro. Ebbene sì, abbiamo deciso di fare spazio non perché l'ipotetico figlio sia diventato meno ipotetico, ma perché un armadio a sei ante, una libreria, due scrivanie, due sedie da ufficio, una poltrona-letto da una piazza, diverse scatole e contenitori di diverse misure per terra, l'asse e il ferro da stiro, e altre cose più piccole che riempiono i buchi tra questi oggetti/mobili, non lasciavano spazio per il nuovo acquisto di Libby, leggasi scaffale bianco con quattro scatole portaoggetti, che da quando si era trasferito a casa nostra dall'Ikea, continuava a maledire colui che aveva enunciato il principio dell'impenetrabilità, cioè quel famoso principio che predica che un corpo non può occupare contemporaneamente lo spazio occupato da un altro corpo, il che lo relegava, essendo l'ultimo arrivato, ad essere costantemente spostato in giro per la stanza.

Naturalmente non potendo sopprimere né la mia scrivania (attento a chi mi sposta la scrivania con il mio Imac!) né quella di Libby (se lo facevo potevo diventare un eunuco), né l'armadio con i vestiti che non usiamo mai, né l'asse da stiro con cui in teoria dovrei stirare tutti i vestiti che attingo e indosso direttamente dall'asciugatrice, né la libreria né le scatole che contengo oggetti e attrezzi preziosi, abbiamo per forza deciso di immolare la poltrona letto singola, convinti del fatto che in due anni nessuno è mai venuto a dormire a casa nostra da solo, ma l'unico che l'ha adoperata in continuazione è stato soltanto il gatto, e poi serviva solo a creare ulteriore casino in una stanza già incasinata. Dopo aver preso questa sofferta decisione, e con il gatto che piangeva sconsolatamente, l'abbiamo smontata e l'abbiamo portata giù in garage.

Adesso arriviamo al motivo che mi ha lasciato un po' così: Una volta scesi dalle scale, non ho potuto fare a meno di notare che i portoni del garage della nostra vicina erano nuovi e dall'aspetto fantascientifico! Sono due mesi che non vado giù in garage quindi non l'avevo notato prima. Devo però aggiungere che il garage della vicina penso sia grande il triplo del nostro, e già quello nostro è quasi più grande del nostro appartamento. Il fatto di sentirmi così sarebbe finito lì, non fosse per il fatto che giusto nel momento in cui Libby aveva inserito la chiave per aprire la porta basculante era arrivata la nostra vicina, nella sua Porsche argentata ultimo modello. Mi sono dovuto muovere in fretta e spostare i pezzi della poltrona, altrimenti mi metteva sotto. Dopodiché lei ha premuto un pulsante nella sua macchina, e il portone suo ha cominciato ad aprirsi senza il minimo rumore e nel migliore stile porta futuristica di Star Trek, allo stesso momento in cui Libby riempiva i polmoni, contraeva i muscoli dell'addome e spingeva con tutte le sue forze il basculante del nostro garage, che si è lanciato in concerto di acuti, con un bellissimo e assordante crìììììììììììììììììcricririricrìììììììììììììììììììì da fare invidia a tutte le soprano del mondo. Per fortuna che non abbiamo niente fatto di cristallo in garage...

Dopo aver fatto un veloce paragone nella mente, sono rimasto un po' così. Ho detto con Libby: Non possiamo fare queste figure di merda, o ci compriamo una Porsche anche noi, oppure andiamo in cerca del grasso da mettere sul basculante. Va bene che siamo dei pezzenti, ma non dobbiamo farlo vedere a tutti.

Domani vado a farmi fare il preventivo...


martedì 27 settembre 2011

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A volte mi chiedo per quale motivo sono nato in Argentina e non in Inghilterra, negli Stati Uniti o in Germania o Italia. Oggi non sarei un immigrato. Essendo nato in Argentina però mi rendo conto di essere un extracomunitario di classe A, anche se pur sempre un extracomunitario rimango. Potevo nascere anche in Africa, in Cina, o su un'isola perduta dove ancora credono che le stelle siano le lacrime di una non ben precisata divinità, e invece di venire in Italia su un aereo potevo finire i miei giorni nel Mediterraneo, in una delle "carrette di mare", o magari in una fossa comune.
Altre volte mi domando il motivo per cui sono nato in questo periodo di tempo, e non nella Preistoria, nel Medioevo o in un, per il momento, lontano futuro in stile Star Trek. Ogni volta che sento parlare dell'anno 2132 mi rendo conto che è off limits, che non ci sarò più per vedere come sarà il mondo in quel momento. Che strano però, a pensarci mi viene la pelle d'oca. Credo che la gente nata a fine Ottocento pensasse la stessa cosa quando si parlava dell'anno 2000.
Troppo spesso mi domando perché non sono nato ricco. Per quale motivo non ho anch'io un papi padrone di concessionarie che mi permetta di lavorare in una di esse, e in questo modo non avrei il timore di perdere il lavoro, e potrei spendere il mio tempo impicciandomi nelle vite altrui, criticando tutto e tutti.
Immagino che tutti quanti si facciano domande di questo genere. Oppure nessuno se le fa, e sono solo io che non so in quale altro modo spendere il mio tempo. Non sarebbe più facile ascoltare un po' di musica, uscire a camminare, guardare la tv, giocare a qualche videogioco? Non so voi, ma per me non lo è mai stato. Non capisco perché penso troppo, ma adesso che ci penso, già il fatto di pensare per cercare di capire i motivi per cui penso troppo è un pensiero di troppo.
Devo liberare la mente. Vado a lavare i piatti.






martedì 22 marzo 2011

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Leggendo nel blog della mia cara Libby il post Lo strano caso del neurone impazzito, e vedendo come si mettevano le cose, mi è venuto di commentare quanto segue:
Io non sono un maschilista ma:
Uomo=Cane ; Donna=Gatto
Uomo=stupidotto ; Donna=Opportunista

Esperimento 1:
Mettete dieci uomini in una stanza, e dieci donne in un'altra stanza. Lasciateli per diversi giorni al chiuso e poi entrate in ciascuna stanza:
- in quella degli uomini di sicuro la maggioranza starà parlando di calcio, donne e macchine, in un ambiente quasi fraterno.
- in quella delle donne (se riuscite ad entrare), di sicuro saranno tutte a litigare per il più o il meno, accusandosi di questo o di quello.

Esperimento 2:
Mettete dieci uomini e dieci donne nella stessa stanza. Lasciateli al chiuso per diversi giorni e poi entrate nella stanza:
- ci sarà di sicuro un maschio dominante oppure più maschi dominanti a capo di diversi gruppi; - le donne istintivamente si avvicineranno a codesti o a chi potrebbe in futuro spodestarli;
- di sicuro degli uomini avranno litigato tra di loro, ma il motivo sarà sempre una o più donne, perché le volevano conquistare o perché loro li hanno messi l'uno contro l'altro per questione di dominio;
- le donne non litigheranno apertamente tra di loro, ma lo faranno attraverso i propri maschi; ma se lo facessero poi farebbero una finta pace, per poi dirsi di tutto e di più alle spalle;
- le donne che invece non hanno un maschio faranno le amicone con quelle che ce l'hanno per poi cercare di rubarglielo.
Non è essere maschilisti o femministi, perché penso sia il nostro comportamento naturale, scritto nel nostro DNA. Qualcuno di voi guarda il Grande Fratello? Anche se non so se questo programma possa essere considerato un laboratorio vivente.



mercoledì 9 marzo 2011

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Non tanto tempo fa, in una galassia vicina vicina... (Sottotitoli: In questo momento, in questo paese...)
Taaaaaaa tattaaaaa tataaaa ratataatttaa ratata ttàà....  taaataa ttuuuuààààà...

JOB WARS
Episodio I
Il colloquio fantasma

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Sono tempi difficili per la Repubblica; i senatori discutono se sia lecito o meno dichiarare festa nazionale il 17 marzo, ma soprattutto se si deva lavorare o no, così come se concedere o meno l'immunità politica alle più alte cariche dello stato, mentre si fanno più insistenti i rumori di situazioni scottanti, che hanno come protagonista l'Alto Cavaliere della Repubblica, rumori che se si scoprissero veritieri metterebbero in pericolo la già fragile stabilità delle istituzioni repubblicane...
Intanto in un angolo sperduto del paese, un ragazzo, chiamato Dr. J, non ignaro di quanto sopra, cerca in ogni modo di non cedere al lato oscuro della Spigliatezza, cioè la Nullafacenza, inviando curriculum in ogni modo, accendendo candele e pregando tutti i santi, e partecipando infine a rituali propiziatori in onore degli dèi pagani protettori del lavoro.
Il caso ha deciso che Dr. J sia stato chiamato d'urgenza ieri dall'Agenzia, organizzazione che lotta per recuperare le anime in pena, corrotte dalla Nullafacenza, facendo loro ritrovare la Spigliatezza che fa parte di tutti noi. La convocazione era urgente, in quanto Aziendainteressata voleva conoscerlo, dopo essere venuta a conoscenza delle doti particolari di questo particolare ragazzo.
Per così prestigiosa convocazione, l'Agenzia aveva dato dei consigli a Dr. J: "Aziendainteressata è molto importante per l'Agenzia, per cui fatti la barba, togliti i piercing, copriti i tatuaggi, non fumare per almeno 24 ore, e vestiti bene bene bene, non come per andare a un matrimonio, ma quasi, e per finire, che la Spigliatezza sia con te..."
E' d'obbligo chiarire che Dr. J non fuma, non beve, non ha tatuaggi né porta i piercing; pecca però di avere l'incolta barba "trigiornaliera", che lo rende oltremodo affascinante, e anche di non possedere vestiti "non da matrimonio, ma quasi".
Risolto il problema dell'incolta barba "trigiornaliera", che non era poi così tanto problematico, Dr. J si era reso conto che il problema di non possedere vestiti "non da matrimonio ma quasi" era molto più difficile da risolvere. Preso dal panico e dall'angoscia di non riuscire a trovare qualcosa di adatto per l'occasione, ha chiesto aiuto alla sua amata Principessa Libby, e saliti sul Fiestaford, sono andati alla ricerca dell'abito mai comprato.
Dopo un lungo peregrinare, il giovane Dr. J e la sua amata Principessa Libby, sono riusciti a trovare dei pantaloni adatti. Risolto il problema della parte sotto, rimaneva il problema della parte sopra. Dr. J aveva avuto un'idea: ricercare nel cesto dei panni sporchi il maglione nuovo ed elegante, che aveva usato per la cena della compagnia il sabato precedente, e che sarebbe servito per coprire dal freddo il suo petto possente e dai pettorali marcati. Una volta trovato lo ha messo a lavare, e poi ad asciugare.
L'indomani il prode Dr. J si è recato nel Regno di Nullafacenza, oltre che per aiutare i propri colleghi a cancellare il giorno precedente dal calendario che tiene il conto dei giorni che mancano alla fine della loro permanenza lì, anche per chiedere il permesso di assenza necessario per partecipare alla riunione in Aziendainteressata.
Dopo avere espletato l'incarico quotidiano di riscaldatore di sedia e di lettore di blog altrui, Dr. J era già in prossimità della retta finale che lo avrebbe portato dal Regno di Nullafacenza all'appuntamento con Aziendainteressata, quando in quell'istante ha ricevuto una strana e inopportuna telefonata dall'Agenzia, che gli comunicava che la persona di Aziendainteressata, che era stata incaricata di riceverlo per constatare queste sue particolari doti in vista di un suo futuro ingresso nella loro fratellanza, era stata rapita da Stranamalattia, un miserabile che si nutre delle forze altrui, per cui l'appuntamento era da ritenersi sospeso fin quando quella persona non  fosse stata rilasciata da quell'infame individuo.
Il giovane Dr. J ha dovuto infine annullare la richiesta di permesso d'uscita da Regno di Nullafacenza, e ha accesso altre due candele a tutti i santi e a tutti gli dèi pagani protettori del lavoro, chiedendo la loro intercessione per il pronto rilascio della persona rapita da Stranamalattia.

FINE EPISODIO
 
Riusciranno i santi e gli dèi pagani protettori del lavoro, a convincere Stranamalattia a rilasciare la persona incaricata da Aziendainteressata, molto importante per l'Agenzia, così che il nostro caro eroe Dr. J possa sfruttare il permesso di uscita da Regno di Nullafacenza, chiesto alla futura ex capa, per essere ricevuto da lei per constatare le particolari doti di questo particolare ragazzo, e così poi valutare il suo ipotetico ingresso  nella fratellanza? Non perdetevi il prossimo episodio, su questo stesso blog, quando il post sarà pronto.
Piiiiippprriiii pprpririripppi rriripirprirrriiiiii prrriiirrriiii...pipiripi.....Taaaaaaa tattaaaaa tataaaara tataatttaa ratatattàà....  taaataa ttuuuuààààà...


giovedì 3 marzo 2011

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Qualche tempo fa avevo scritto il post "Non piangere per me Dr. J", in cui descrivevo la punizione per chi si dimenticava di ordinare il pranzo. Anche oggi mi è successo qualcosa di simile, e ciò che è accaduto lo riassumo in questi versi:

Che bella giornata
con la pioggia ghiacciata,
prima nevicava
e Libby in chat imprecava.
La mattina era passata,
l'ora di pranzo era arrivata,
il mio turno era finito
ed ero alquanto avvilito.
Non avevo da mangiare
e mi dovevo arrangiare,
per riuscire a trovare
ciò che mi doveva sfamare.
Dr. J pazzerello
hai dimenticato l'ombrello,
la macchina era lontana,
la strada sembrava una fontana.
Timbrata l'uscita
la corsa è seguita,
la pioggia ha bagnato
il giubbino adorato.
La macchina era accesa,
la strada era in discesa,
sono andato subito al Griffone
"volando" come un aquilone.
Raggiunta la meta
dovevo fare in fretta,
Libby ho chiamato
e con lei ho parlato.
Le ho raccontato dov'ero
ma per lei non era un mistero,
il MondoMedia era vicino
e mi faceva l'occhiolino.
Lì dentro un giretto ho fatto,
ed i nuovi Mac ho guardato,
comprare uno nuovo sarebbe stato un gioco,
ma poi Libby alle mie carni avrebbe dato fuoco.
Dopo sono andato a vedere le scarpe,
ma di belle non ce n'erano tante,
l'orologio poi ho guardato,
era tardi, e me ne sono andato.
Nel supermercato sono entrato
e il tramezzino ho cercato,
la scelta della pepsi era obbligata,
la cassa più vicina era occupata.
A quella di fianco sono andato
e con tristezza ho riscontrato,
la cassiera si era fermata
e aveva fatto una telefonata.
Il prezzo delle mele non riconosceva
e il mio sconforto intanto cresceva,
l'orologio di nuovo ho guardato
e qualcuno a quel paese avrei mandato.
Era già molto tardi e avevo fretta,
ma dietro di me si era messa una vecchietta,
e allora ho detto a bassa voce:
la fila accanto è sempre più veloce.
Il nervosismo di tutti aumentava,
il prezzo delle mele non arrivava,
la cassiera lo scontrino ha annullato,
e quel signore ad aspettare è stato invitato.
Le signore davanti a me hanno pagato,
e poi il mio turno era arrivato,
sarebbe stato molto più bello
se non fosse arrivato il fruttivendolo monello.
Delle altre mele lui portava,
di tornare indietro mi si pregava,
il signore era tornato davanti,
le mele erano anche invitanti...
Purtroppo ero stato sconfitto,
lui ha pagato e poi è uscito.
Il mio turno era finalmente arrivato
e ho fatto mio il tramezzino agognato.
In fretta alla macchina sono andato,
e con velocità al lavoro sono tornato.
All'arrivo dove parcheggiare non ho trovato,
e senza volerlo ho anche bestemmiato!
Dopo un lungo giro ho trovato un posto,
e di non ripetere questa situazione mi sono imposto,
poi ho corso veloce come il vento
e per fortuna sono riuscito a timbrare in tempo.
Qui finisce questo poema brillante
che per alcuni potrebbe essere molto irritante,
ma di gesta come questa odierna
non preoccupatevi, Dr. J ne ha una caterva.
 

mercoledì 2 marzo 2011

Pubblicato da DanyRod in , , , ,



Oggi è il mio compleanno! :-D  28 anni!
Intanto condivido anche con voi la torta virtuale che mi ha fatto Libby. Più tardi, quando avrò un po' di tempo, riempirò questo post o ne farò uno nuovo, con dettagli/ricordi/propositi/comiche di questo giorno.
A dopo. :-)

venerdì 18 febbraio 2011




Nella ditta dove lavoro (o dove lavoravo, se leggete questo post dopo il 31 Marzo 2011), c'è un posto dove i dipendenti, dopo un'intensa mattinata piena di sforzi fisici oppure mentali, nel primo caso per produrre, e nel secondo per riuscire a riempire il vuoto dovuto al nullafare (il mio caso), riescono a rifocillarsi: è la mensa aziendale. Questo posto è aperto a tutti i lavoratori indistintamente, con tanto di forni a microonde per scaldare i propri viveri, comode sedie, e distributori di acqua fresca gratuita.

Nonostante i lussi messi a disposizione, quasi tutti i lavoratori sono abbonati al servizio di catering contrattato dall'azienda, che per una modica somma come contributo, distribuisce a coloro che ne fanno richiesta, un pasto completo composto da primo, secondo e contorno (o dolce). Chi non è abbonato invece va a mangiare fuori o nella propria abitazione. Detto abbonamento deve essere rinnovato settimanalmente, tramite compilazione e sottoscrizione del modulo menù, con scelta dei pasti desiderati, da consegnare tassativamente entro il giovedì della settimana precedente la fruizione del servizio. Purtroppo talvolta capita che un lavoratore se ne dimentichi, o non riesca a rinnovarlo per diverse ragioni, e la punizione per questo lavoratore sbadato consiste nell'obbligo di provvedere da sé al proprio pasto, tramite cottura notturna di un insieme d'ingredienti, il cui prodotto risultante dovrà essere portato il giorno successivo, nel posto chiamato mensa aziendale, con l'obiettivo di riempire il posto vuoto lasciato sul tavolo dal pasto non prenotato, davanti agli sguardi vigili e talvolta disgustati degli altri lavoratori, paragonabili a quelli dei parrocchiani nei confronti di chi entra in chiesa a messa iniziata. C'è da aggiungere che a seconda della natura del prodotto risultante, per il lavoratore potrebbe rendersi necessario anche l'utilizzo di uno degli appositi forni a microonde, il che potrebbe disturbare ancor di più la pace degli altri commensali, che per non essere richiamati all'ordine, si lasciano andare in risate ironiche, in modo da coprire il proprio disgusto e la gioia per la punizione da lui meritata, pensando: così impara...
Prima che il mio orario lavorativo fosse cambiato, avevo anche un orario di pausa pranzo privilegiato, che iniziava molto dopo che tutti gli altri lavoratori fossero già tornati alle proprie mansioni, per cui quando capitava che dimenticavo il rinnovo, non sentivo il pericolo di essere additato. Adesso invece l'orario della pausa è quasi lo stesso degli altri, e di certo io, Dr J, non sono stato risparmiato dalle situazioni descritte più in sù. La mia punizione è stata moltiplicata, e la mia vergogna è cresciuta esponenzialmente, dovuta al fatto che ho dimenticato anche di provvedere alla cottura notturna dei miei alimenti in diverse occasioni. Per riuscire a fuggire dagli sguardi vessatori dei colleghi, in questi ultimi giorni ho deciso di andare alla ricerca di prodotti di cui cibarmi fuori dalle mura dello stabilimento, tenendo sempre conto dei tempi necessari per l'andata, per l'assunzione degli stessi, e per il ritorno, così da non incorrere in ritardi, puniti dal mancato pagamento di una frazione dell'orario lavorativo, come concordato tra me e l'azienda.
Devo dire che nella giornata di oggi, mancando cinque minuti alla fine del mio turno, finché mi preparavo per uscire, ho ricevuto una telefonata della persona il cui ruolo corrisponde a quello del mio capo nella consociata spagnola dell'azienda per cui lavoro, e che sarebbe diventato il mio capo se io avessi accettato di trasferirmi lì. Questa persona mi ha tenuto circa quindici minuti al telefono, facendomi domande riguardanti un cliente che prima gestivo io, e che adesso, per decisione della casa madre dell'azienda, lo gestisce lui e il suo gruppo, insieme naturalmente a tutti gli altri clienti che erano miei (capite adesso il discorso del nullafare?). Per non essere scortese ho risposto alle domande anche dopo la fine del mio turno.
Una volta finita la conversazione, ho fatto il calcolo del tempo necessario per uscire, dando naturalmente risultato negativo. No potevo né andare nella mensa aziendale né uscire alla ricerca di cibo, dovevo quindi inventarmi qualcosa prima che le mie interiora si lanciassero in un coro gregoriano difficile da zittire. Mi sono ricordato che vicino alla macchina del caffè c'è un distributore automatico di bevande e di merendine, da cui si possono prelevare anche gustosi tramezzini o panini con salumi. È risaputo che la persona che per disperazione decide di cibarsi di una di queste prelibatezze, viene guardata con il massimo disgusto, tanto che le persone che assistono a un'azione del genere, pregano Iddio e tutti i Santi per quell'anima in pena, trattenendosi dal compiere azioni punibili dalla legge.
Nonostante le mie paure, ho deciso di prendere la strada che dall'ufficio mi porta a quel distributore. Strada facendo pensavo che essendo tutti gli altri in mensa, dall'altra parte dell'edificio, non sarebbe stato così difficile entrare, prelevare e uscire senza essere visto. Avevo persino escogitato un piano b, cioè: nel caso ci fosse qualcuno nella saletta caffè, avrei timbrato (sì, c'è la macchina delle timbrature di fianco alla macchina del caffè) e sarei uscito e di conseguenza avrei pensato ad un piano c.
Grande è stata la mia gioia quando entrando nella saletta non ho visto nessuno. Consapevole del poco tempo a mia disposizione, ho tirato fuori il portafoglio e, avendo controllato le monete di mia proprietà, ho gioito perché ne avevo abbastanza soltanto per un panino e una lattina di pepsi. Ho caricato le monete nel distributore, ho premuto i tasti corrispondenti per l'erogazione del panino, e... la macchina si blocca, il panino non cade. Lo sconforto è stato di proporzioni bibliche.
Ho cercato in ogni modo di farlo cadere, ma non è stato possibile. Durante la mia disperazione, ho ricevuto una telefonata da Libby, e le ho detto che la richiamavo, che ero molto impegnato a disperarmi per l'accaduto. Nel frattempo delle persone sono entrate in saletta: erano il capo del laboratorio ed il suo assistente, che venivano a prendere il caffè post-pasto. Mi hanno chiesto come stessi e che cosa stessi facendo lì. Nella mia disperazione ho dimenticato il trattamento riservato alle persone che compiono azioni come la mia, ed ho vuotato il sacco: volevo prendermi uno di questi panini, ma la macchina si è bloccata... Ho intravisto negli occhi del capo una strana luce, e per un momento ho pensato tirasse fuori dalla tasca una bacchetta come quelle di Harry Potter e dicesse: Avada Kedavra! (l'anatema che uccide), invece è stato solo lo sforzo per trattenersi del fare commenti, così da sembrare cortese. Intanto il suo assistente ha cercato di muovere il distributore, senza riuscire a migliorare la situazione, il panino era rimasto incastrato.
Dopo svariati tentativi senza successo, loro si sono presi i rispettivi caffè, e durante questo tempo, ho dovuto ascoltare dei racconti fantastici, tramandati nel tempo, che avevano come protagonista quella macchina e il mistero dei panini che nessuno mangia ma finiscono sempre, dopodiché se ne sono allontanati. Non sapevo cosa fare in quel momento, il coro delle interiora era cominciato. Ho deciso poi, nel tentativo di zittire queste ultime, di prendere la lattina di pepsi e un pacchettino di biscotti con i pochi spiccioli che mi rimanevano. Poi, prima di fare ritorno in ufficio, ho guardato per l'ultima volta il panino. Era lì dentro, da solo, come se mi parlasse, come se mi dicesse: Ci sono molte voci sul mio conto in giro, guardalo come un segno del destino, magari adesso vivrai qualche giorno in più, per cui non piangere per me Dr J, cerca di andare avanti e di essere felice. Non riuscivo a capire cosa provavo, quanta felicità o quanta tristezza avessi, e così ho girato i tacchi e me ne sono andato via.




Pubblicato da DanyRod




Qualche sabato fa, come da copione weekendiano, Libby e io siamo andati a fare una gita per centri commerciali. Prima di tornare a casa abbiamo fatto l'ultima tappa obbligata: il MondoMedia. Naturalmente dentro questo posto, paradiso dei patiti della tecnologia, c'è tanto da vedere: computer con la mela, cd e film, tv led, computer con la mela, fornetti, mp3 con la mela, sedie massaggiatrici, computer con la mela, telefonini, fotocamere, e anche computer con la mela. Per tutti i gusti insomma.
Anche se io sono un grande fan dei computer con la mela, l'obbiettivo principale di quella tappa non era andare a vedere questi gioielli, bensì comprare un film da gustarci quella sera sul trono della nullafacenza, visto che il desiderio di andare al cinema era stato cancellato dal desiderio di mantenere quanti più soldini in tasca per il maggior tempo possibile. In effetti, con gli ultimi rincari dei biglietti del cinema, unito al fatto che la tessera con ingressi gratuiti regalatami dalla mia compagnia di telefonia mobile è scaduta, quell'attività è diventata non più di frequenza settimanale, ma mensile, a meno che non ci siano dei capolavori da non perdere, cosa che ultimamente non accade.
Comunque tornando all'obiettivo principale, eravamo indecisi su cosa prendere, Libby voleva un film con dei ragazzi che ballano in 3D; a me invece è capitato in mano un cofanetto con tutta la serie Taken, di Steven Spielberg, sei dvd con i dieci episodi di un'ora e mezza ciascuno, e in più i contenuti speciali. Ne avevo sentito parlare molto positivamente, anche se non l'avevo mai vista. Dopo una piccola discussione su cosa dovessimo prendere (e spendere), alla fine li abbiamo presi entrambi. Il ragionamento dei soldini in tasca non aveva retto. Forse sarebbe stato meglio andare al cinema, ma usciti dal MondoMedia eravamo più felici.
Arrivati a casa, e vista l'ora, abbiamo optato per il film dei ragazzi che ballano in 3D, anche se a dire la verità dopo metà film russavamo entrambi, non perché il film non fosse bello, ma perché il trono della nullafacenza esercita strani e forti poteri su di noi.
Qualche sera dopo, non essendoci niente di bello da guardare in tv, abbiamo convenuto di guardare il primo episodio della serie. Figata! Subito ho guardato anche il secondo, benché Libby stesse già russando prima di finire il primo. Non pensate che la serie sia noiosa, ma come ho già detto prima, il trono della nullafacenza esercita strani e forti poteri su di lei.
Io riesco a guardare due episodi per volta, che la volta dopo devo rivedere, perché Libby ne regge solo una. La cosa mi fa piacere, così riesco a notare cose che magari prima mi erano sfuggite.
Ieri sera sono arrivato al sesto episodio, e alla fine ho detto a Libby: troppo bella, non vedo l'ora di vedere come finisce, è molto intrigante. Infatti, la serie racconta la storia di quattro generazioni di tre famiglie, le cui strade si incrociano tenendo come sfondo l'avvistamento di UFO, il rapimento di esseri umani, e il desiderio di capire quali siano gli obiettivi finali degli alieni, e se sono buoni o cattivi.
Guardando la serie ho fatto alcune riflessioni e penso sia da sciocchi credere che siamo da soli nell'universo, ma mi domando quale sarebbe la reazione dell'umanità se si scoprisse, ad esempio, che i fatti raccontati in quella serie non siano del tutto frutto della fantasia. Si dice che dietro ogni mito, leggenda o credenza popolare ci sia sempre un fondo di verità, per cui anche il pensiero che gli alieni siano tra noi non è poi così folle. Le streghe non esistono, ma che ce ne sono in giro, e di molto cattive, nessuno lo mette in dubbio...
 

martedì 8 febbraio 2011

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Quando ero piccolo mi domandavano sempre: Cosa vorresti fare da grande? A volte rispondevo: "Vorrei fare l'architetto come i miei zii.", oppure: "...lo scienziato pazzo come il Dr. Emmett Brown di Ritorno al Futuro."; un'occasione degna di nota è la volta che ho risposto: "Vorrei fare il parrucchiere", risposta che non era per niente piaciuta a mia mamma, che non ha perso l'occasione per farmi notare che "i parrucchieri sono tutti froci" (le mie scuse per aver riportato questa dimostrazione d'ignoranza). La maggioranza delle volte però rispondevo: "Vorrei fare il dottore"(1). Adesso, ai miei ventisette anni, mi domando: per quale motivo non lo sono diventato? Adesso avrei tanti di quei soldi. Che ingiusta la vita. Tutti dicono che la testa ce l'ho, ma non tutti si rendono conto quel che mi mancava era fatto di carta, con dei numeri stampati sopra delle immagini di certi stili architettonici.
Tralasciamo i sogni di gioventù e torniamo all'argomento del post precedente. Avevo scritto: non tutto il male viene per nuocere, eppure non tutto quel che brilla è oro, questo significa che anche se eravamo contenti di avere il medico di fronte a casa, l'unica pecca, per niente importante, quasi invisibile, anzi insignificante, era il fatto che questo medico riceve solo su appuntamento, e per fare una prenotazione bisogna chiamare un numero speciale, a tariffazione speciale!
Dicono sia ormai prassi normale, sempre più medici decidono di prestare la loro assistenza con questo sistema. Sembra una cosa bella... fin quando non ti svegli una mattina con la febbre, come è successo lo scorso ottobre, prima a me e poi a Libby, e per di più durante il fine settimana:



- Studio Medico XXX, buongiorno
- Salve, vorrei sapere se il dottore Pinco Pallino può visitare oggi mio marito. Da due giorni non si sente bene, adesso ha 39 di febbre e oggi non è andato a lavorare, per cui avrei bisogno anche del certificato di malattia da portare al lavoro.
- Mi dispiace signora, siamo al completo, fino a giovedì non ho posti liberi...
- Ma come è possibile? Come si fa adesso?
- Provo a parlare con il dottore, aspetti due minuti...



Poi:



- Signora, questo pomeriggio il dottore ha diverse visite a domicilio, mi ha detto che cercherà di fare il possibile per venire a visitare anche suo marito.
- Grazie, guardi che noi abitiamo di fronte allo Studio.
- E sì signora, ma ci sono molti ammalati in questo periodo...
- Va bene, aspettiamo...



Alla fine il dottore è riuscito a venire, sembrava simpatico anche.
Quando la settimana dopo Libby si era ammalata, il discorso è stato più o meno lo stesso, solo che lei ha dovuto aspettare i canonici giorni.
Venerdì sera mi sono accorto di avere una piccola infezione all'alluce sinistro, proprio alla base dell'unghia. Sabato sono andato in farmacia, ho preso un disinfettante ed una crema antibiotica cicatrizzante. Ieri, lunedì, mi ha fatto male durante tutto il giorno. Arrivato a casa controllo il dito, e la piccola infezione non è più così piccola, dal colore sembra stia "camminando". Libby mi convince a chiamare il dottore:



- Studio Medico XXX, buonasera
- Salve, vorrei sapere se il dottore Pinco Pallino può ricevermi. Da alcuni giorni ho un'infezione all'alluce, che sta peggiorando. Il dito mi fa molto male.
- Posso darle un appuntamento per giovedì mattina o venerdì sera (NdA: Siamo a lunedì)
- Mi scusi le sto dicendo che ho un infezione al piede, che è in peggioramento e devo aspettare fino a venerdì? (nervosismo in salita)
- Beh, lei ha detto che quest'infezione ce l'ha da diversi giorni, quindi può aspettare...
- Guardi che è da venerdì che sto così, e l'ambulatorio è chiuso durante il fine settimana, che faccio adesso? (nervosismo quasi in cima)
- Non posso fare niente, non ci sono posti liberi. Il dottore domani pomeriggio alle 17 risponde al telefono, se vuole può chiamare a quell'ora e provo a passarglielo così, magari gli può anticipare qualcosa del suo problema.
- Lasci stare, si fa prima a morire che a riuscire ad avere un appuntamento a un'ora decente. (Nervosismo in vetta)



E sto così da ieri, continuo con la crema cicatrizzante, e meditando se cambiare medico. A che mi serve averlo di fronte a casa se si fa prima a partorire che a riuscire nell'impresa di essere visitati? Preferisco un dottore a 10 km da casa, ma che abbia un orario in cui la gente può andare senza bisogno di prenotazione. Alla faccia del giuramento d'Ippocrate, e io che volevo fare il medico, chissà come sarei stato con i miei pazienti...?
NdA: (1) un vero dottore, Dr. J è solo un appellativo.

Pubblicato da DanyRod




Quando abitavo In Cima Al Monte il mio medico curante aveva l'ambulatorio a circa 3 km da casa mia. La distanza non era un problema, visto che ci passavo davanti ogni giorno, andando e tornando dal lavoro, e anche perché gli orari delle visite erano molto comodi: fino alle 19:30, tre giorni a settimana. Per cui se avevo qualche problema, se mi sentivo male, o se avevo bisogno di un certificato o di una ricetta, dovevo solo fermarmi in ambulatorio e aspettare il mio turno per essere visitato.
Quando mi sono trasferito a Paese Piovoso, questo medico di In Cima Al Monte aveva accettato di continuare ad avermi tra i suoi pazienti senza problemi. Purtroppo la distanza dalla mia nuova abitazione al suo ambulatorio era pressoché raddoppiata, ma per me non costituiva un ostacolo, visto che comunque continuavo a passarci davanti al ritorno dal lavoro, con una leggera deviazione. Questo è stato così fin quando il mio caro vecchio datore di lavoro non ha deciso di mettermi in cassa integrazione (e poi in mobilità). Da quel momento in poi, l'idea di dover guidare per diversi chilometri, in salita, tra le colline, e con 40° di febbre, non era tanto rasserenante, quindi sono andato all'ASL a cambiare il medico per uno che fosse in comune di Paese Piovoso. Fortunatamente, mi era stato assegnato un medico che ha l'ambulatorio a 200 metri dalla mia vecchia casa, e la mia gioia è stata grande quando ho visto che gli orari erano gli stessi.
Credo già sapere qual è il pensiero che vi viene in mente ora: "E poi...?" oppure: "Secondo me questo Dr. J è un po' nevrotico o magari solo ipocondriaco...".
Ebbene sì, sono ipocondriaco, e la mia cara Libby sa che quando mi faccio un semplice taglietto lo faccio sembrare un'amputazione. Per questo motivo sapere di avere il medico sempre a disposizione e senza tante complicazioni, è una manna dal cielo. Uno che è ammalato è già abbastanza stressato da sé...
E poi? Dunque, quando ci siamo trasferiti a In Mezzo Ai Campi, dopo qualche settimana ci arriva una comunicazione dall'ASL in cui dicevano che eravamo stati cancellati dai pazienti asseganti ai nostri rispettivi medici, per cui dovevamo presentarci allo sportello corrispondente, per richiedere l'assegnazione di un nuovo medico, oppure, per presentare l'accettazione scritta del precendete medico, a proseguire il rapporto medico-paziente nonostante il cambio di comune. Abbiamo optato per la prima opzione...
Grande è stata la nostra sorpresa quando, tornando dall'ASL, abbiamo scoperto che l'ambulatorio del nostro nuovo medico si trova quasi di fronte a casa, basta attraversare la strada. Allegria!
Non tutto il male viene per nuocere... eppure non tutto quel che brilla è oro...
La storia continua nel prossimo post. (è che devo rimettermi a lavorare adesso).

lunedì 7 febbraio 2011

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07 Febbraio 2011: dopo 21 mesi di onorato servizio, e mancando 31 giorni lavorativi alla fine del mio contratto, quest'oggi sarà ricordato come il giorno della svolta: il mio orario di lavoro è stato cambiato.
Fin da quando ho cominciato a lavorare in questo posto, il mio orario è stato dalle 9:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Da oggi invece è dalle 8:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30.
In tempi normali e per le persone normali, un cambio di questo genere sarebbe stato come prendere una bottiglia con la dicitura "acqua frizzante" al posto di una bottiglia con la dicitura "acqua gasata". Ma noi non viviamo in tempi normali, e soprattutto io non sono una persona normale: è stato un trauma doversi alzare 30 minuti prima! Tutti quelli che adorano stare a letto quei 5 minuti in più, sotto le coperte calde, facendo suonare la sveglia all'infinito, saranno d'accordo con me, persino la mia ragazza, (convertita alla "Vera Fede dei Cinque Minuti in Più a Letto" grazie a me). E per fortuna che c'è lei, che mi ha sempre preparato il caffé per colazione, e anche oggi l'ha fatto, ma non so se perché mi ama molto, o perché le ho fatto pena, o perché col rumore che facevo in giro per casa l'ho svegliata e non è più riuscita ad addormentarsi. Sono sicuro che la prima opzione sia quella giusta...